Harry Potter e La Maledizione dell’Erede – Recensione

Non c’è fan di Harry Potter che non si sia chiesto almeno una volta cosa è successo dopo l’epilogo del settimo libro e nella maledizione dell’erede finalmente abbiamo una risposta.
Certo è solo parziale visto che ci sono ancora diverse lacune da colmare, dopotutto questo libro è ambientato 19 anni dopo la battaglia di Hogwarts e di questo lasso di tempo si intuisce solo l’evoluzione degli eventi e dei personaggi, inoltre subiamo un “avanti veloce” nei primi capitoli di ben 4 anni, il che lascia chiaramente molti buchi temporali.
Nonostante tutto c’è parecchio materiale di cui parlare, ma veniamo alla premessa.

La Maledizione dell’erede non è un romanzo e nemmeno un racconto, bensì il testo di una sceneggiatura teatrale, quindi è bene non aspettarsi una narrazione classica.
Le descrizioni dei luoghi e dei personaggi sono ridotte al minimo, i dialoghi la fanno da padrone lasciando a chi legge il compito di immaginarsi la scena.
Altra nota d’obbligo: questo testo non è stato scritto unicamente dalla Rowling, la quale ha collaborato fornendo il soggetto e alcune indicazioni di massima e in effetti che il testo non sia totalmente suo si nota, specialmente in alcuni punti.

Detto questo andiamo al nocciolo della questione: come è La maledizione dell’erede? A me è piaciuto moltissimo, trovo alcuni colpi di scena davvero geniali e ben costruiti con dei personaggi ben caratterizzati in cui è facile immedesimarsi.
Certo non mancano qualche storpiatura, con un Ron Weasley un po’ sopra le righe, un Harry Potter un po’ troppo duro di comprendonio e soprattutto la decisione da parte della casa editrice di mantenere i nomi originari senza tradurli, come del resto è già avvenuto per la nuova edizione dei vecchi libri.
Troviamo quindi i Tassofrasso, Marvolo Ridle e McGonagall il che, se siete cresciuti come noi con la traduzione originale, suona un po’ strano.

Sulla trama, senza fare spoiler, diremo che si incentra soprattutto nel rapporto padre figlio e sulla “maledizione” di portarsi addosso un determinato cognome con tutto ciò che ne deriva.

Certo avremmo gradito che la sceneggiatura teatrale venisse trasformata in un romanzo vero e proprio, ma anche cosi riesce a catturare l’attenzione e a coinvolgere.
Il libro non è molto lungo e per come è impaginato si può leggere tranquillamente nel giro di 24 ore, ma funziona.

E’ stato bello tornare dopo tanto tempo nei luoghi e coi personaggi che per anni ci hanno accompagnato e con i quali molti di noi sono cresciuti.
Vi consigliamo la lettura, se non altro per vedere come sono evoluti nel bene e nel male il magico trio e i loro vecchi e nuovi amici e nemici, con il consiglio di prendere la lettura di questo libro con mente aperta alle novità e ai cambiamenti.

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